Politica Facebook: come guadagnare voti. Veri.

Politica Facebook? La campagna elettorale si vince su Internet, parola di Grillo e Nichi Vendola.

Vi siete mai chiesti quanto vale l’accoppiata politica / Facebook in termini di voti? Io me lo domando da un po’: incuriosito dal successo di partiti emergenti alle passate amministrative, vorrei riuscire a stimare le potenzialità del binomio in vista delle prossime consultazioni.

Siccome mi piace vincere facile ho cercato su Google come in libreria possibili risposte all’interrogativo, ma senza fortuna: purtroppo il tema è generalmente trascurato da sociologi e tecnici, forse a causa dello scarso interesse coltivato dalla classe dirigente. Che “per copione” è conservatrice e dunque poco incline alla pratica dei new media.

Per scoprire il risultato dell’equazione consenso elettorale / numero (e qualità) dei fan bisogna dunque rimboccarsi le maniche. Iniziamo col prendere in esame le “pagine” dei principali rappresentanti dell’arte di governo. Ne vedremo delle belle.

Il benchmark dei leader politici sul canale social

Umorismo per Facebook e fan

Nello studiare i profili FB dei preminenti parlamentari (attuali e futuri) ho appuntato alcuni dati:

  1. Partito di appartenenza.
  2. Numero di fan.
  3. Possibilità per i liker di postare messaggi (non solo commenti).
  4. Caratteristiche della foto in intestazione.

L’opportunità concessa ai fan di pubblicare aggiornamenti di stato sulla pagina Facebook (punto 3) è un prezioso indicatore delle risorse investite sul canale (più che della spiccata vocazione al diritto di parola): nessuno potrebbe mostrarsi così liberale senza aver prima affidato ad un collaboratore l’imprescindibile attività di moderazione. La voce numero 4 si presta invece come strumento per decifrare il tipo di approccio alla comunicazione, che per futura utilità ho classificato in: aggressivo, moderato, conciliante.

Ecco la tabella riassuntiva, in ordine di “preferenze online”:

PoliticoPartitoLiker
Beppe GrilloMovimento 5 stelle943.478
Nichi VendolaSEL524.336
Silvio BerlusconiPDL446.905
Antonio Di PietroItalia dei valori269.976
Angelino AlfanoPDL92.748
Pierluigi BersaniPD79.207
Pier Ferdinando CasiniUDC23.164
Roberto MaroniLega Nord9210

La campagna politica su Facebook fa guadagnare consenso

Confrontando il prospetto sintetico con gli esiti delle elezioni di maggio 2012 emerge un dato tendenziale sbalorditivo: i profili politici con il maggior numero di fan sono proprio quelli che nella recente tornata sono stati – direttamente o indirettamente – premiati dalle urne.

Scettici e guastafeste potrebbero imputare alla tesi un grossolano errore: l’aver scambiato la causa con l’effetto. Ovvero: maggiore è il peso politico del personaggio e del corrispondente partito, superiore è il seguito registrato su Internet. Non è certamente così, come dimostra lo stesso prospetto utilizzato in precedenza: gli amministratori dal consolidato potere (Bersani, Alfano, Casini) occupano la coda della classifica; gli emergenti sono ai vertici. Fa eccezione Berlusconi, che fino a ieri non trascurava neanche uno dei mass-megafoni disponibili (più avanti vedremo quanto la situazione oggi sia cambiata).

Commentiamo punto per punto la tabella.

  1. Beppe Grillo, col suo Movimento 5 stelle, è stato da più parti riconosciuto come il vero protagonista della scorsa competizione elettorale. Pur sulla base di presupposti che nulla hanno a che vedere con i social media, il partito è riuscito a conquistare la carica di sindaco a Parma, spiazzando gli oppositori.
    1. Il profilo di Grillo non consente i “Post di altri”, peculiarità che non mi aspettavo di incontrare: la moderazione sembra appena accennata, tant’è che nei commenti il dissenso è presente in buona percentuale. Suppongo che il leader “digitale” ed i suoi consiglieri abbiano considerato inopportuno o forse troppo impegnativo concedere eccessiva libertà d’espressione in assenza di un puntuale monitoraggio.
    2. L’intestazione è caratterizzata da un’immagine “neutra”, riportante il marchio del movimento. Ma il logo vede Beppe Grillo sfogliare un libro intitolato “Siamo in guerra”. Più aggressivi di così si muore.
  2. Nichi Vendola, alla ribalta in queste settimane per la legittima aspirazione di partecipare alle primarie che dovranno celebrare la guida del prossimo centro-sinistra, da diversi anni vede crescere il consenso che fino ad oggi gli ha garantito la carica di Governatore alla Regione Puglia. Per quanti non l’abbiano ancora notato, su Facebook ha da poco sorpassato l’ex Presidente del Consiglio  per numero di fan. Mica noccioline.
    1. Chiunque può pubblicare aggiornamenti di stato, a condizione ovviamente che abbia in precedenza cliccato su “Mi piace”. La moderazione c’è e si vede, anche nei commenti.
    2. Per Vendola il messaggio trasmesso dall’impostazione grafica è “moderato-aggressivo”.
  3. In terza posizione troviamo Silvio Berlusconi. Il piazzamento è conseguenza di un ventennio di amministrazione quasi incontrastata, e di un discreto utilizzo del Web marketing per promuovere partito e leader. Ma la recente uscita di scena – conseguente alla caduta del Governo – si fa sentire anche sul profilo Facebook: ad ogni post si accodano numerosi commenti negativi – comunque in minoranza – tant’è che alcuni utenti invocano l’intervento di un moderatore. Interessante notare come la trascuratezza della pagina coincida con la vertiginosa caduta di consensi svelata dai sondaggi.
    1. Lascio che siate voi ad indovinare: gli utenti possono pubblicare aggiornamenti di stato nella casa virtuale di Berlusconi?
    2. Le foto presenti hanno tutte natura “conciliante”.
  4. Antonio Di Pietro è notoriamente molto attivo sul Web. Quarto classificato, nonostante il cospicuo bacino di sostenitori online non sembra riuscire a portare sempre a segno gli obiettivi di “conversione” politica. Nelle recenti amministrative il numero dei voti è calato.
    1. Di Pietro consente la pubblicazione di aggiornamenti di stato ai propri fan.
    2. Immagine di copertina e logo nel complesso lasciano percepire una forma di comunicazione moderata-aggressiva.
  5. Angelino Alfano è l’attuale leader del PDL. La sua attività politica Facebook non è premiata: si piazza solo quinto, dietro un’IDV che non può certo competere per elettorato. Se le scarse performance possono essere in parte addebitate all’imperante figura del fondatore di partito, che per le preferenze è come una spugna, di certo fanno il paio con il sensibile calo registrato nell’ultimo suffragio.
    1. L’interazione sul profilo è limitata ai commenti.
    2. Il messaggio “grafico” è totalmente conciliante.
  6. Pierluigi Bersani è la guida del primo partito italiano di oggi (a detta dei rilevamenti). La sua pagina raccoglie appena ottantamila fan, e non è aperta ai contributi dei liker. Alle amministrative non è andata come l’autore di simpatici aforismi forse si augurava.
  7. Rispetto a PD e Bersani è forse più proporzionato il bacino d’utenza di Pier Ferdinando Casini rispetto al numero dei simpatizzanti dell’Unione di Centro. Ma di certo non è all’altezza di un personaggio di fama. E anche qui c’è da fare i conti con i risultati delle amministrative di maggio, dove l’UDC non ha brillato.
  8. Fanalino di coda, Roberto Maroni e la Lega Nord pagano lo scotto degli scandali che hanno coinvolto il leader carismatico e la sua famiglia, Bossi. Ma la ridottissima visibilità sui social network è forse anche conseguenza dell’eterna difficoltà di dotare le aspirazioni indipendentiste di un’identificazione sovraregionale; l’ambito è forse troppo ristretto per farsi strada nei nuovi media. Fatta eccezione per la netta affermazione in un collegio, a maggio la Lega non ha saputo bissare i successi di qualche hanno fa.

La politica virtuale non è necessariamente anche reale

Non abbiamo considerato Matteo Renzi che, giovanissimo e fino all’altro ieri sconosciuto alla Nazione, su Facebook ha la bellezza di 150.000 fan. Ma quanto detto fino a questo momento è più che sufficiente per sostenere un assioma: la politica Facebook paga, e fa guadagnare voti.

Per ottenere risultati soddisfacenti non è necessario dedicarsi alla rete virtuale anima e corpo, come fa Di Pietro. Ma, come per l’ex PM, è bene confrontarsi quotidianamente e direttamente con i simpatizzanti. Così da cogliere sentimenti collettivi, tradurli in strategie ed atti parlamentari, celebrando una legittima volontà di rappresentanza.

Non è neanche detto che sia opportuno persino fondersi con il Web, e farne l’unico strumento di comunicazione. Mi riferisco a Beppe Grillo ed al suo movimento. L’ex comico ha dalla sua una profonda conoscenza del mezzo e possiede oramai un’identità digitale dall’inarrivabile carisma. Ma ad un attento esame dei contenuti e delle discussioni che popolano blog e pagina Facebook a cinque stelle si percepisce che il principale collante tra simpatizzanti, attivisti e leader è costituito dal desiderio di rappresentare malcontento ed insoddisfazione. E da un imperante quanto potenzialmente infruttuoso sentimento di antipolitica (leggete i commenti a questo post se vi preme verificare).

La considerazione mi è servita per introdurre l’ultimo argomento di questo post: la qualità o, se preferite un’espressione più pertinente al Web marketing, la conversione dei lead. Tra i meriti di Grillo c’è l’essere riuscito a sfruttare una delle molle delle community online – la dinamica dell’aggressività – per conquistare notorietà. Ma non è per nulla scontato che questa si traduca proporzionalmente in effettivo consenso elettorale e concrete capacità amministrative, come d’altra parte sembrano voler dimostrare i malumori interni manifestati di recente. In altre parole: si può efficacemente promuovere attraverso il Web un grande movimento, però non si può pretendere di gestirlo come fosse una chat-pizza o un techno camp. Di questo i rappresentanti locali alle prese con l’organizzazione dei collegi elettorali si stanno rendendo conto, e si è reso conto il sindaco di Parma che ha faticato non poco per la convocazione del primo consiglio comunale.

Ancor più che l’eccitazione tecnologica ed il tifo calcistico, la politica applicata al Web genera ambienti di passione. Dove chiunque è esposto a distrazioni e rischia di perdere di vista gli obiettivi. Come dire: la politica Facebook ha potenzialità straordinarie, a patto che il Social media manager non perda di vista il fine ultimo del processo di conversione: conquistare il governo e praticarlo. Fuori dal Web.

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