Creare un blog | Aziendale, WordPress, Joomla

Creare un blog di successo, aziendale o con WordPress o Joomla, è un’impresa per pochi? Sì, ma con questa guida sarà tutto più facile.

C’è gente che per creare un blog venderebbe un cugino, per poi abbandonarlo nel giro di pochi mesi (il blog, non il parente). Ma ci sono anche persone che per gioco lanciano un sito personale e si ritrovano con una fonte di guadagno così ricca che finiscono per cambiare mestiere.

Creare un blog che spacca

Proprio di questo parlavamo con un amico qualche tempo fa. Dopo una lunga chat su Skype eravamo arrivati ad una conclusione pienamente condivisa: con l’attività di blogger c’è di che vivere bene, con piene soddisfazioni umane ed economiche. A patto di fare le cose con un po’ di sale in zucca. Cioè di creare un blog come si deve, indipendentemente che si basi su WordPress o Joomla, e che sia personale o aziendale.

È allora che m’è venuto in mente di scrivere una guida per chi voglia ricavare dal Web notorietà e qualche soldo. Una raccolta di accortezze e trucchi avanzati che l’esperienza e notti insonni – passate a scrivere e a smanettare col codice – mi hanno insegnato.

Queste secondo me le tappe fondamentali per creare un blog vincente, capace di generare traffico consistente e soddisfacenti profitti:

  1. Pensare in grande ed evitare errori in partenza.
  2. Individuare il miglior hosting.
  3. Scegliere ed installare la piattaforma di pubblicazione.
  4. Rispettare i requisiti del blog aziendale.
  5. Praticare un po’ di SEO e di SMO.
  6. Divulgare i contenuti.

Creare un blog: partire col piede giusto.

Tranquillo: non ho alcuna intenzione di sfiduciarti con avvertimenti e moniti prima ancora di darti suggerimenti su come creare un blog.

Piuttosto vediamo di alleggerirci il lavoro sfatando subito un pacchianissimo luogo comune: non è affatto vero che nel creare un blog ci si debba preparare a scrivere diverse ore al giorno, tutti i giorni e per l’intera esistenza. Che tu ci creda o no, un post al mese è più che sufficiente.

È invece indispensabile che al momento del lancio sul sito siano già presenti cinque o sei contenuti, non di più. La cosa piacerà a Google, che si convincerà che stiamo facendo sul serio e ci tratterà con un certo riguardo.

Forse ti stai chiedendo: come faccio a creare un blog online e ad impedire – fino a che non sarà pronto – che Google ed i suoi bot se ne accorgano? Ci sono diversi modi, ma tu non fasciarti la testa e le cose complicate lasciale agli sviluppatori.

La via più semplice ed efficace è quella di compilare un file di testo che imponga agli spider di non indicizzare alcuna pagina, home compresa. Con un editor (Word, ad esempio) incolla le seguenti righe in un nuovo documento, quindi salvalo col nome robots.txt e caricalo via FTP nella root del sito (cioè nella directory principale):

User-agent: *
Disallow: /

Solo quando sarai sicuro di poter esordire elimina il file “robots” e metti in pratica le elementari prassi SEO per creare un blog come si deve:

  1. Crea una sitemap in formato xml (qualunque CMS dispone di plugin che la elabora automaticamente).
  2. Attiva un account su Google Analytics ed uno su Webmaster Tools – dove pubblicherai la sitemap.
  3. Effettua un’analisi del grado di ottimizzazione (Search Engine Optimization) con uno qualsiasi dei tool disponibili (su handergy.com c’è quello che ho sviluppato io).

Scegli l’hosting giusto per creare un blog performante.

Nel creare un blog il fattore velocità di caricamento è determinante: è qui la differenza tra pagine ben posizionate sui motori di ricerca e caratterizzate da un ridotto tasso di rimbalzo, ed altre che invece non se le fila nessuno e dalle quali tutti scappano a gambe levate.

Senza perderci in chiacchiere, questi sono i migliori hosting per rapporto performance / prezzi:

:: Siteground.com : a meno di 3 Euro al mese offrono tutto per creare un blog, ma proprio tutto (dominio, email infinite, traffico altrettanto, l’insostituibile e amichevole cPanel, etc.). Se si propende per il piano immediatamente superiore, chiamato GrowBig (6 Euro / mese), oltre la possibilità di attivare un numero illimitato di domini Internet (da acquistarsi ovviamente a parte, dal secondo in poi) viene offerta quella di impostare tre tipi di cache (statica e dinamica) dall’eccellente efficacia: questo blog poggia su SiteGround ed usa la soluzione che ho appena indicato.
In più – a semplice richiesta – si può scegliere un server europeo (ad Amsterdam, crocevia delle maggiori portanti IP, e quindi agevolmente raggiungibile da tutto il mondo).

:: Bluehost.com : a 3,70 Euro / mese l’hosting americano garantisce gli stessi servizi (tranne la “SuperCache” e la dislocazione europea), e le prestazioni sono sufficienti a creare un blog “pronto” (per quanto non sono di fatto paragonabili a quelle di cui gode WOM!SEO).
In termini di assistenza siamo quasi ai livelli della soluzione precedente: i tempi di intervento del customer care raramente superano i 15 minuti.

Creare un blog WordPress, Joomla o altro?

Anche qui lascia stare, non sprechiamo tempo: WordPress è fuori di dubbio il migliore fra i content management system, cioè tra le piattaforme destinate a gestire online testi, video e immagini.

Per creare un blog, poi, WordPress è insuperabile: è più leggero e veloce dei concorrenti, è il più apprezzato da aziende e privati, ed è frequentemente aggiornato dagli sviluppatori (che contribuiscono quotidianamente a creare ottime estensioni, quasi tutte gratuite).

Joomla resta ancora una buona scelta, ma ho ragione di credere che di qui a qualche anno cederà definitivamente il passo.

In realtà di soluzioni per creare blog ne esistono numerose, e fra quelle ad esempio c’è Drupal. Ma sono più che altro destinate a chi abbia esigenze particolari, o a chi desideri farsi del male.

Creare un blog aziendale.

Creare un blog aziendale è questione tutt’altro che semplice. Ed il più grosso problema che si trova a dover affrontare il responsabile marketing è scegliere tra un blog interno al sito principale, oppure esterno. La decisione non è per nulla scontata.

In linea di massima con i miei clienti mi regolo in questo modo:

  1. Se il sito aziendale non ha un negozio, o ne ha uno ma non ben ottimizzato sotto il profilo SEO, è bene creare un blog interno (in un sottodominio o in una directory).
  2. Se si tratta invece di un ecommerce che gode di un’ottima indicizzazione e che compare spesso ai primi posti delle SERP (le pagine dei risultati dei motori di ricerca) è preferibile optare per una soluzione esterna, con dominio indipendente. Ad esempio: azienda.com / blogazienda.com.
  3. Tieni inoltre presente che creare un blog integrato nel sito di rappresentanza di un’impresa o di un prodotto significa legarsi a modalità di comunicazione strettamente coerenti con quelle aziendali. Il che si traduce in minore libertà, maggiori tempi di pubblicazione, ridotta efficacia.

Per l’azienda vanno bene i piani avanzati degli hosting citati in precedenza, a meno che non si preveda un traffico davvero notevole (oltre i cinquemila visitatori al giorno).

Creare un blog guardando a SEO e SMO.

Per la SEO i social media vanno assumendo importanza sempre maggiore. Perciò è importante non soltanto – dopo aver pensato a creare un blog – ottimizzarlo per favorire il lavoro degli spider, ma anche far sì che i contenuti siano facilmente condivisi.

La SEO, laddove ti sia deciso ad usare WordPress, gode di un gran plugin pronto a correre in tuo aiuto: Yoast. Usalo e rispetta le sue indicazioni. Ricorda inoltre di scegliere sempre – per ciascun post – un argomento molto ben definito e soprattutto ben rappresentato da una keyword univoca. Se ti va di esagerare sfoglia pure i suggerimenti in tema presenti su questo blog.

Riguardo alla SMO (Social Media Optimization) fai riferimento ad uno dei plugin che implementano i pulsanti di sharing. Anche qui puoi evitare di lambiccarti; quelli che seguono sono i migliori per funzionalità, estetica e cura del codice (li trovi su wordpress.org):

  1. Flare
  2. Digg Digg.

Quindi attiva profili personali / aziendali e pagine sui maggiori social media, e iscriviti in più gruppi che puoi: Google+, Twitter, Facebook, Linkedin (e Pinterest, se le immagini sono importanti). Attraverso questi account condividi ogni post, anche più volte al mese (su Twitter e Google+).

Se lo ritieni opportuno puoi anche utilizzare i commenti in altri blog e nei forum per far conoscere te e le tue straordinarie capacità di blogger.

Conclusioni.

Avrai sicuramente fatto caso che nell’approntare questa guida sul creare un blog mi sono tenuto lontano da dettagli tecnici, e da tutorial su installazioni e impostazioni. L’ho fatto perché ritengo che sia preferibile concentrarci su aspetti più “strategici”, e perché do in conto che tu abbia già un minimo di esperienza.

Se così non fosse sappi che mi fa sempre piacere rispondere a domande e sciogliere dubbi, laddove ne sia effettivamente in grado. Per esempio potresti chiedermi quali sono le migliori soluzioni per “monetizzare”: non è detto che ti risponda soltanto con Adsense.

Puoi usare i commenti a seguire per proporre eventuali approfondimenti o venire a trovarmi su Facebook, Twitter e Google+: tutti i miei riferimenti sono in alto a destra, appena sotto il logo di WOM!SEO.

Dimenticavo: se dopo alcuni mesi senti che qualcosa non funziona, che i conti non tornano, non spendere la tua vita per un tentativo che evidentemente non paga. Creare un blog vincente non sempre riesce al primo colpo, ma quando succede te ne accorgi subito.

Analisi SEO e tool online

Analisi SEO | Come valutare il grado di ottimizzazione del tuo sito Web aziendale o del tuo blog. E rimediare ad eventuali inconvenienti.

In questo post cercherò di darti gli strumenti e le informazioni essenziali per praticare una analisi SEO di un blog o di una singola pagina Web, sempre che l’argomento sia di tuo interesse e che tra i tuoi desideri ci sia quello di primeggiare nelle SERP di Google & Co. E proverò persino a condividere senza riserve (alcuni) tips & tricks che esperienza e mestiere mi hanno insegnato.

Analisi SEO - È un'arte

In cambio ti chiedo di darmi un soldo di credito: se Internet ed il buon posizionamento sui motori di ricerca rappresentano per te una priorità, magari perché col digitale ci lavori o hai finalmente deciso di portare online la tua attività imprenditoriale, non c’è analisi SEO e tool automatici che tengano.

Nel senso che la Search Engine Optimization non si risolve in una serie di verifiche e di accortezze tecniche e linguistiche, per quanto tutte insieme possono comunque migliorare nettamente la tua visibilità online: per ottenere risultati professionali probabilmente ti toccherà rivolgerti ad uno specialista SEO, capace di interpretare al meglio le tue esigenze commerciali e suggerirti la migliore strategia di inbound marketing.

Detto questo, cominciamo.

Analisi SEO in-page: prima le prestazioni.

Una analisi SEO che si rispetti parte dal codice HTML e da altri fattori strutturali che certamente influenzano il compito degli spider: genericamente vengono classificati come “in-page”.

Il primo parametro da verificare è la velocità di caricamento della pagina, condizionata da numerose variabili: il “peso” degli elementi grafici, l’hosting, la collocazione fisica del server, l’adozione di cache e via dicendo. Per calcolare i tempi puoi utilizzare un tool a cui mi affido spesso anch’io: Speed Test by Handergy.

Come termini di confronto uso precisi riferimenti:

  1. la home di un ecommerce complesso deve potersi scaricare entro 1,5”, non di più;
  2. la prima pagina di un blog “commerciale” o aziendale, per quanto zeppo di banner, dovrebbe apparire prima che passi un secondo dal click di accesso;
  3. un sito semplice ed essenziale (e non per questo poco efficace) dovrebbe mostrare notevole velocità di download: meno di 0,5”.

Se l’esame non è superato è bene chiedersi cosa c’è che non va nella struttura del sito, nel suo database o nell’hosting su cui è poggiato. In caso positivo puoi invece tirare un sospiro di sollievo e proseguire con analisi SEO e verifiche.

Gli ulteriori fattori “interni”.

Un aspetto che ho ragione di credere sia molto importante è il giusto ordine assegnato ai marcatori “headings”. In ciascuna pagina Internet dovrebbero essere presenti:

  1. un solo H1, che coincida naturalmente con il titolo.
  2. Un H2 (possono fare eccezione le home page dei blog), generalmente identificabile come “sottotitolo”; è un riassunto di quel che potrai leggere in un post, ad esempio.
  3. Alcuni H3 – preferibilmente impiegati per identificare i titoletti di paragrafo – ed eventuali H4 esterni (nel footer, cioè in calce).

Attraverso analisi SEO automatiche o “manuali” è altrettanto importante verificare la presenza degli attributi ALT e title delle immagini, nei quali è bene ripetere con cura la keyword principale del contenuto.

Altre variabili che incidono sensibilmente sull’indicizzazione e quindi sul posizionamento sono i comandi compilati in “robots.txt”, e l’effettiva presenza del file stesso e del codice di Google Analytics.

Minor valore, ma comunque non trascurabile nell’ottica di un’analisi SEO accurata, hanno i parametri di lunghezza e di conformazione della URL (più è corta meglio è, a patto che contenga la parola chiave primaria), la lingua, il doctype  e l’encoding HTML (es. <meta http-equiv=”Content-Type” content=”text/html; charset=utf-8″>).

Analisi SEO on-page.

L’analisi SEO non può risultare favorevole se non riscontra la presenza di un titolo di lunghezza inferiore a 70 caratteri, una meta description che riassuma efficacemente entro circa 150 caratteri l’intero contenuto, e non più di 4/5 meta keyword.

In realtà le meta keyword potrebbero anche non essere presenti, tanto più che Google da un bel po’ ha giurato di non filarsele più. Ma se hai deciso di usarle è d’obbligo accertarti che risultino rigorosamente coerenti con il testo del post o dell’articolo.

Un link che punta ad una destinazione esterna non è affatto un problema, anzi: i motori di ricerca andranno a spulciare i contenuti e li considereranno come ulteriore contributo al contenuto di origine. A patto però che la risorsa goda di buona reputazione.

Dunque la presenza di pochi link esterni, come di alcuni interni, viene generalmente considerata dai sistemi di analisi SEO come un generico fattore positivo.

Ultime verifiche ed il tool che preferisco.

Se il tuo sito non gode di un soddisfacente posizionamento per le sue principali keyword, sotto sotto potrebbero covare delle penalizzazioni: un tool che testi il grado di ottimizzazione dovrebbe essere capace di rivelare anche questa eventualità.

La presenza del nome di dominio in una “lista nera”, così come tutti i fattori che ho indicato fino ad ora, vengono verificati da uno strumento online che ho messo a punto di recente sul sito Web di Handergy, l’azienda che amministro.

Quel tipo di analisi SEO – peraltro corredata di una guida passo-passo e capace di misurare anche la “reputazione” online – è ovviamente utile per disegnare soltanto un quadro di massima, ma rappresenta in ogni caso un buon punto di partenza:

http://handergy.com/analisi-seo/

Se hai bisogno di chiarimenti chiedi pure: risponderò subito, anche a costo di rientrare dalla spiaggia e trascurare buone compagnie.

Consulenza SEO | SMO: tutto il resto è noia

Conosci la consulenza SEO e quella SEM. Ma sai già quanto è VITALE per il tuo business il compito di un consulente SMO?

La consulenza SEO ha il compito di ottimizzare un sito per consentire la migliore indicizzazione sui motori di ricerca. E questo lo sapevi.

La consulenza di Search Engine Marketing (SEM), della quale abbiamo discusso in un recente post, ha l’obiettivo più complesso di sfruttare tutti i mezzi offerti da Google & Co. per cogliere le domande di mercato che si esprimono attraverso parole chiave. E anche di questo eri a conoscenza.

Qual è invece il ruolo dello specialista SMO? Quello di favorire l’interazione tra i social media ed un sito Internet, sfruttando la SEO per incentivare la condivisione dei contenuti e, quindi, per rafforzarne la reputazione. Non solo.

La consulenza SEO rende i blog e siti aziendali attraenti

Pensa al blog di un ristorante: se grazie ad una efficace consulenza SEO dispone di account ben ottimizzati sui “local network” (come Foursquare o TripAdvisor), e quindi anche ben visibili nei motori di ricerca, il continuo flusso di nuovi clienti è assicurato. Come la fidelizzazione dei vecchi, a condizione che cucina e prezzi risultino effettivamente graditi agli avventori.

Perché la necessità di competenze SMO nel consulente SEO

In un altro post focalizzato sulla “consulenza SEO migliore” sottolineavo come un buon contenuto sia la soluzione più efficace per garantirsi i favori dei search engine. I quali, studiando i dati analitici su accessi, bounce rate e tasso di uscita, riescono a capire quanto un sito risulti davvero interessante ai lettori e quanto merita, di conseguenza, di primeggiare nelle SERP.

Nel corso di questi ultimi anni Google (più dei concorrenti) ha affiancato a quel parametro di valutazione qualitativa e meritoria anche i social media: più frequentemente post e articoli vengono condivisi su Facebook, Twitter e (specialmente) Google+, e più probabilmente i contenuti verranno premiati come fruibili e realmente utili.

Quindi la consulenza SEO non può più prescindere dalle capacità di social media marketing: deve garantire a blog e siti tutti i presupposti perché sharing e citazioni vengano agevolati. Tanto nella strutturazione di una pagina, quanto nel suo codice, nella grafica e nel testo (mai sentito parlare di call to action, link building, content marketing e copywriting?).

Viralità, coinvolgimento, fidelizzazione, condivisione.

Il consulente SEO deve favorire la viralità e la “linkabilità” dei contenuti, cioè la Social Media Optimization. Come? Ad esempio inserendo nei contenuti un’infografica accattivante che, attraverso un pulsante facilmente raggiungibile, chiunque si affretterà a condividere con follower e liker. Per non parlare dei possessori di account Pinterest!

Facciamo un esempio pratico? Alcuni tra i migliori blog statunitense stanno integrando gli sharing button nell’immagine a corredo di ciascun post: la foto è estremamente attraente ma anche piccola, così che chiunque si senta costretto a zumare cliccandoci sopra. Al fianco dell’immagine ingrandita, naturalmente, appaiono i tasti di condivisione.

Ma il professionista deve anche mirare a fidelizzare i clienti esistenti, non soltanto a procurarne di nuovi. Ed ecco che allora dovrà avere riguardo di feed RSS, newsletter, community esterne (gruppi Facebook e Google+, ad esempio) ed interne (i famosi, vecchi ed immarcescibili forum).

Per concludere: il consulente SEO non può più limitarsi alle attività di ottimizzazione on, in e off-page. Deve anche favorire tramite la SMO – per imperativo strategico – la facile e gradita diffusione di contenuti, e-book, infografiche e guide. I quali, tradotti nel lessico del marketing, significano servizi, prodotti, brand awareness ed equity, spontanei endorsement, engagement, recruitment. E, soprattutto, fatturati.

P.s. Ricordo a titolari di startup, aspiranti blogger di successo e futuri ricchissimi quanto generosi clienti dell’azienda che amministro, che seguendo questo link è possibile ottenere una consulenza SEO gratis. Tutti gli altri hanno a disposizione la pagina di contatto e la reperibilità telefonica riportata nella colonna destra. Roba di una certa serietà, mica noccioline.

Creare blog | Scegliere il dominio perfetto

Vuoi creare blog visitatissimi e ben posizionati su Google? Sei nel posto giusto. Primo passo: scegliere un titolo indimenticabile, cioè il nome di dominio.

Creare blog – ben indicizzati dai motori di ricerca, graficamente attraenti, dotati di straordinario appeal e capaci di superare la migliore concorrenza – non è un’illusione. Può farlo chiunque: le aziende come le persone, per esigenze professionali e commerciali o per semplice piacere e passione.

Creare blog partendo dal dominioNaturalmente per creare blog di successo bisogna essere pronti a darsi da fare, e soprattutto saper bene come muoversi. Ecco perché ho deciso di metter giù un “manuale” basato sui consigli degli esperti e sulle migliori pubblicazioni in tema, aggiungendo qui e là alcune mie considerazioni.

Per rendere ancora più chiara la guida ho pensato di dividerla in brevi post, ciascuno dedicato ad uno specifico argomento. Il primo capitolo è già disponibile: l’ho riservato al copywriting ed alla SEO on-page. Il secondo eccolo qui: creare blog assegnandogli il nome di dominio più efficace. Partiamo.

Identificare target e contenuti prima di creare blog.

Creare blog equivale a fare marketing: la prima regola è conoscere a fondo prodotti e servizi offerti, ed il loro principale destinatario. Perciò l’impegno più urgente è immaginare con precisione tanto le caratteristiche e l’argomento dei futuri contenuti, quanto la fisionomia del lettore tipo.

Per agevolarci nel lavoro di identificazione del target poniamoci due domande:

  1. I post che pubblicheremo saranno prevalentemente rivolti alle imprese, oppure alle persone ed ai loro interessi non commerciali?
  2. L’orientamento del sito sarà di tipo B2B, B2C, misto o generalista?

Le conseguenti risposte torneranno molto utili nei successivi step. Che affrontiamo subito passando al tema centrale: scegliere il dominio.

L’impresa sarà quasi certamente costretta ad identificarlo con il brand, se non altro perché il testo di una URL che coincide con il marchio favorisce notevolmente la reperibilità online della ditta. Però attenzione: la stessa esigenza potrebbe averla anche un professionista o un privato che aspira a dare fama al proprio nome, magari proprio come blogger di successo.

In altri casi potrebbe risultare più importante una soluzione che sappia evocare esplicitamente il core business – nel caso di imprese o freelance – o il settore di interesse per il lettore generico. In questo caso è necessario concentrarsi sulla ricerca della parola chiave più rappresentativa. Che però, è bene non illudersi, sarà quasi impossibile da applicare tal quale al nome di dominio, perché con ogni probabilità qualcuno l’avrà registrato prima di noi.

Se così fosse possiamo rivolgerci alle long tail, cioè alle keyword composte. Un esempio? Se siamo interessati a creare blog dedicati alla SEO possiamo associare all’acronimo un secondo termine, come ho fatto io per questo sito: WOMSEO.com (Word of Mouth + Search Engine Optimization, che nelle mie ambizioni sta a significare “la SEO in vivavoce” o “del passaparola”).

C’è infine una terza via, che rappresenta la soluzione di mezzo fra la prima e la seconda: unire il nome (dell’azienda o personale) con la parola chiave. Ad esempio “SMMpincopallino.it” (nel caso di un social media marketer dallo sfortunato battesimo) o “blogazienda.com”.

Creare blog: SEO ed EDM.

Se non siete interessati a creare blog con dominio “brand” o “misto”, ma soltanto a quello che potrà migliorare l’indicizzazione, datevi da fare per trovare la keyword composta che più rappresenta voi o i vostri interessi. Ad aiutarvi nel lavoro ci sono strumenti online molto utili, come il sempreverde UbergSuggest.org, il tool integrato nel campo verifica di Godaddy, oppure Google e le “ricerche correlate” suggerite in calce ad ogni SERP (Search Engine Results Page).

Su quanto sia importante per la SEO avere nel nome di dominio una keyword pertinente esistono (stranamente) opinioni contrastanti: c’è chi dice che è un fattore essenziale nel creare blog, e chi al contrario lo considera ininfluente alla luce degli algoritmi più recenti adottati dai motori di ricerca.

La verità è che l’EDM (Exact Match Domain) – cioè la corrispondenza tra la parola chiave principale del sito ed il nome (o parte) dello stesso – favorisce notevolmente il buon posizionamento in Google e nei search engine concorrenti.

Accortezze linguistiche nel creare blog.

Nel creare blog e dare loro un “titolo” composto è bene rispettare alcune regole, dettate dall’esperienza e dal buon senso. Raccolgo a seguire quelle che credo abbiano maggior peso.

  1. Il nome di dominio dev’essere il più breve possibile, compatibilmente con le esigenze di branding o SEO.
  2. Dev’essere facile da ricordare (possibilmente suggestivo), da scrivere e soprattutto da pronunciare: non volete mica dover dettare ad un cliente o un amico un indirizzo Web del tipo deborah-sempronio.com? La lettera “H” ed il trattino vi verrebbero presto in forte antipatia.
  3. Unico e inconfondibile sono aggettivi che portano fortuna.
  4. Se non desiderate rischiare di essere presto dimenticati – o di diventare prematuramente vintagenon fate riferimento a passeggeri trend, neanche se promettono di trasformarsi in più duraturi meme.
  5. Non fate ricorso a cifre, e soprattutto al numero zero (che può essere confuso con la “O”).
  6. Prima di prendere una decisione definitiva confrontatevi con amici, parenti o colleghi: sono loro che possono darvi i suggerimenti più schietti e proficui nel creare blog ed assegnare loro un nome.

Accorgimenti tecnici e conclusioni.

Scelto il dominio giusto ed accertata la sua disponibilità presso un registrar (quello che preferisco l’ho citato in precedenza), prima di concedervi l’acquisto ed il creare blog ci sono le ultime accortezze da tenere.

In primo luogo è fondamentale verificare se il nome sia già stato registrato in passato, ed in caso positivo se ha goduto di buona reputazione. Per questa esigenza può risultare preziosissima una nota e funzionante versione della “macchina del tempo“.

È poi importante individuare il giusto suffisso. Il più usato, e quindi anche il più ricercato, è quello .COM. Per noi che siamo italiani – e sempre che il sito si rivolga esclusivamente al Bel Paese – va benissimo il .IT. In alternativa possiamo prendere in considerazione anche .ORG e .NET (e poche altre soluzioni).

Meglio ancora sarà riservare allo stesso dominio più “estensioni”, per evitare che una volta diventati famosi qualcuno possa sfruttare la nostra notorietà traendo in inganno lettori e clienti distratti. La spesa da sostenere certamente cresce, ma se teniamo davvero al nostro blog e se per lui abbiamo buoni propositi l’investimento si rivelerà sicuramente proficuo.

Infine, per la conclusione di questo secondo capitolo della guida sul come creare blog ho in serbo un ultimo suggerimento: registrate il nome non per uno, ma per almeno due o tre anni. Ne beneficerà sensibilmente la Search Engine Optimization del vostro nuovo, fiammante sito Web.

Consulenza SEO | SEM [infografica]

Consulenza SEO e SEM: qual è, fra le due alternative, la giusta soluzione per le esigenze di marketing della tua azienda?

Della consulenza SEO e di quella SEM non tutti sono obbligati a conoscere preciso significato e differenze. D’altra parte non tutti esercitano la professione di search engine optimizer, ed è ancora contenuto il numero delle aziende che hanno già fatto del Web un’estensione più o meno importante della propria struttura.

Interpellato, un esperto di digital marketing spiegherebbe così i due concetti:

  • la consulenza SEO conferisce ad un sito Internet le caratteristiche per conquistare le posizioni più alte nelle SERP (pagine dei risultati dei motori di ricerca), relativamente a determinate keyword;
  • la consulenza SEM ha il più articolato obiettivo di mettere a profitto specifiche espressioni della domanda di mercato, convergenti su precise parole chiave, tanto attraverso la SEO quanto per mezzo di advertising contestuale, social network e tecniche di CRM.

Chi opera nel primo campo ha fra le sue competenze l’ottimizzazione in/on/off-page, ossia del codice di una pagina Web, dei contenuti testuali e grafici, della “notorietà” e dell’autorevolezza in Rete ottenute attraverso la prassi del link building.

Il professionista che eroga il secondo tipo di assistenza deve invece possedere skill e capacità anche nel Social Media Marketing ed in attività outbound, come il SEA (Search Engine Advertising) ed il Mailing.

Per rendere ancora più chiari differenze e significato di consulenza SEO / SEM chiediamo aiuto ad un’infografica, che riassume schematicamente gran parte delle caratteristiche delle distinte discipline.

Infografica sulla consulenza SEO

Il Search Engine Marketing si rivolge quindi ad un’impresa che veda nei motori di ricerca una risorsa per soddisfare esigenze che vanno oltre la pur preziosa e duratura visibilità sul Web. Un esempio è dato da quelle aziende che, nel disporre di un ampio e diversificato portafoglio di servizi o prodotti, debbano gestire simultaneamente tre necessità: presidiare sul lungo termine la Rete con determinate keyword, gestire organicamente il conseguente flusso di contatti, attivarsi occasionalmente attraverso l’advertising per intercettare con tempestività passeggere manifestazioni della domanda di mercato.

Attività meno strutturate, e con target uniforme e ben definito, possono trovare anche solo nella consulenza SEO benefici tangibili, prolungati se non permanenti, con il vantaggio di dover affrontare costi il più delle volte relativamente contenuti. Indubitabilmente sostenibili, se rapportati ai risultati.

Un click per visualizzare la versione ingrandita dell’infografica.

Blog SEO | 15 regole per il post perfetto

Al blog SEO visibilità e visitatori sono assicurati dai motori di ricerca. E dalle tecniche on-page per scrivere post ottimizzati e fare di un sito qualsiasi un VERO blog SEO.

Chi trova un blog SEO trova un tesoro, si può dire parafrasando un vecchio proverbio. E non c’è niente di più vero, se per “tesoro” intendiamo piena visibilità sul Web, forte notorietà e gran numero di lettori.

Il blog SEO con tecniche on-pagePer qualunque sito capace di svettare sui motori di ricerca la strada è sempre in discesa: grazie al buon piazzamento nelle SERP il numero dei visitatori aumenta di continuo, di centinaia in migliaia, alla pubblicazione di ogni nuovo post. E senza dover spendere neanche un quattrino per pubblicità e promozione.

Di come creare un blog SEO abbiamo parlato spesso, soffermandoci sull’importanza del nome di dominio, della piattaforma (WordPress resta la migliore, a mio avviso), della cura di codice e struttura dei meta tag. Chi desidera approfondire quegli argomenti può cliccare sui link in tema riportati qui a destra, o fare una ricerca (locale, s’intende).

In questa occasione vorrei invece soffermarmi sulla cosiddetta Search Engine Optimization “on-page”, cioè quella serie di accortezze che si dovrebbe avere nel redigere ogni singolo articolo. Se messa in pratica, la guida che segue può garantire buone possibilità di trasformare un semplice sito in un vero, frequentato blog SEO. Cominciamo subito.

Fai capire a Google & Co. qual è il tuo focus.

  1. In un blog SEO che si rispetti prima di realizzare un post è buona norma scegliere con cura una parola chiave di riferimento: l’intero contenuto dovrà ruotare attorno a quella keyword. È meglio non scrivere nulla se non si è riusciti a focalizzare un tema ben preciso, circoscritto.
  2. Verifica il valore della parola chiave che fa al tuo caso attraverso uno degli strumenti gratuiti offerti da Google; può andar bene tanto Google Trends quanto Adwords. Se la key ti sembra essere “satura”, nel senso che è oggetto di una concorrenza eccessiva da parte di siti molto accreditati, cerca alternative cosiddette “long tail”. Potresti ad esempio utilizzare “orsacchiotto di peluche” al posto del solo “orsacchiotto”.
  3. Nello scrivere non aver timore di ripetere più volte la parola chiave. Ma, ovviamente, non esagerare e distribuiscine la presenza in tutti i punti del testo: all’inizio, nel mezzo ed alla fine. Per misurarne la frequenza puoi usare uno degli strumenti online destinati a valutare automaticamente la “densità” delle keyword in un singolo post.
  4. Purtroppo non esiste una regola precisa per evitare penalizzazioni da parte dei motori di ricerca conseguenti al “key stuffing”, cioè per avere oltremodo rimpinzato il post con i termini chiave. C’è chi sostiene che la loro densità non debba superare il 3%, chi il 4 o chi addirittura il 2 per cento. In realtà l’incidenza massima tollerata è direttamente proporzionale alla considerazione che i search engine hanno già maturato nei confronti del blog SEO: più questo viene ben posizionato nelle SERP, maggiore è il margine concesso. Per i siti giovani suggerisco di non andare oltre un punto, un punto e mezzo, e di incrementare la densità solo dopo aver verificato l’impatto degli articoli precedenti su Google e Bing.
  5. Se usi WordPress puoi ricorrere all’ottimo plug-in di Yoast per mettere in pratica i consigli dei punti precedenti (3 e 4). Però fai attenzione: il tool integrato, che consente di verificare la frequenza della parola chiave, non prende in esame i tag di immagini e link!

Concentra la SEO dov’è più importante.

  1. I bot – soprattutto quelli di Google e dopo l’avvento dell’algoritmo anti-spam Penguinscorrono da cima a fondo i post di un blog SEO. Continuano però, come in passato, ad assegnare maggiore importanza ad alcuni punti della struttura: titolo (H1), sommario (siglato col tag H2), intestazione dei paragrafi (H3), meta title e meta description. Va da sé che è qui che la keyword, scelta attraverso le modalità suggerite in precedenza, dev’essere senz’altro presente (possibilmente in posizione iniziale).
  2. Abbi cura di ottimizzare le immagini: il loro peso non dovrebbe superare i 5/10 kb. Ed inserisci anche nel loro nome, nel titolo e nell’attributo ALT i termini chiave.
  3. Nel complesso ciascun post non dovrebbe contare meno di 400/500 parole, suddivise in più paragrafi (di 2/300 parole ciascuno).
  4. Integra liberamente – ma anche qui è bene non esagerare – link interni al tuo blog SEO. Questo aiuta a ridurre la frequenza di rimbalzo e favorisce indirettamente la search engine optimization.
  5. Usa sempre un link esterno, avendo cura di aggiungere l’attributo nofollow nel caso in cui il sito di destinazione non ti sembra godere di ottima reputazione. Se hai dubbi lascia perdere, e scegli un riferimento meno pericoloso.

È il lettore che decide se il tuo è un blog SEO

  1. Usa un linguaggio spontaneo, snello, sintetico e semplice. È essenziale catturare l’attenzione del lettore: se il contenuto è poco fruibile prima o poi se ne accorgeranno anche i motori di ricerca, e allora puoi dire addio alle aspirazioni di un blog SEO.
  2. Scegli un titolo breve (da 40 a 70 caratteri), efficace, stimolante, e che non sia già stato pubblicato da altri. Rifletti, studia la concorrenza: un post chiamato “10 modi per guadagnare con il Web” funziona molto meglio di un articolo sulle “Opportunità offerte da Internet per arrotondare lo stipendio con un sito”.
  3. Riporta in grassetto i passi essenziali di ciascun periodo, soprattutto se contiene la parola chiave. Utilizza il corsivo per evidenziare termini stranieri o comunque singolari.
  4. Se ha un senso, e se serve a rendere ancora più chiaro il contenuto, fai ricorso agli elenchi puntati o numerati (come quelli che stai leggendo). Nei blog SEO sono considerati una buona consuetudine.
  5. Integra la keyword nella descrizione (titolo) dei link interni, purché coerenti. Non farlo invece con i link esterni.

Ancora qualche consiglio

C’è un ultimo suggerimento, che rientra nelle tecniche on-page dei blog SEO e che credo e spero potrà rivelarsi molto utile. Dopo aver pubblicato il post attendi una settimana; quindi registra per un paio di giorni le oscillazioni del suo posizionamento nella SERP di Google. Se si trova già nella prima pagina dei risultati, o comunque tende a salirvi, sarà quella la dimostrazione che hai fatto un lavoro eccellente.

Se invece è fermo sui gradini più bassi non commettere l’errore di sfiduciarti e di lasciarlo scomparire definitivamente dal Web. Piuttosto sottoponilo nuovamente ad esame e, soprattutto, valuta ancora una volta la densità delle keyword. Quindi riducila o aumentala gradualmente in funzione di quanto ci siamo detti fino a questo punto. Vedrai che i motori di ricerca sanno essere flessibili, e sanno apprezzare chi si mostra capace di porre rimedio ai propri errori.

Dimenticavo: anche questo aspira ad essere un blog SEO, dove interazione e commenti hanno la loro importanza. Se ti va chiedi pure, o contribuisci condividendo la tua esperienza.

Tra il SEO e la SEO

Nella SEO, chiave di successo per le imprese, la tecnica non è sufficiente: a fare la differenza è un’ampia competenza marketing del consulente SEO.

SEO è un acronimo curioso, insolito, perché possiede due distinti significati: sta ad indicare sia la Search Engine Optimization, ovvero l’ottimizzazione per i motori di ricerca, sia colui che ne mette in pratica le regole (Optimizer).

La coincidenza, lo stretto legame fra le diverse accezioni, si traduce anche nei fatti: il grado di professionalità e di competenza degli operatori è direttamente proporzionale alla qualità dei risultati ottenibili con la SEO.

Ma al di là delle sigle e del loro senso SEO è soprattutto sinonimo di grande “visibilità”, termine che da sempre imprenditori e commercianti identificano a giusta ragione con soddisfacenti profitti e benessere aziendale.

SEO optimization e optimizator

D’altra parte è risaputo: il buon posizionamento sulla principale SERP di Google (l’ambitissima prima pagina dei risultati delle ricerche) assicura a qualunque tipo di attività, online e off-line, un prosperoso giro di affari.

Proprio come – ad esempio – per un bar risulta provvidenziale la visibilità garantita dall’affaccio sulle frequentate vie di un florido centro cittadino. A condizione che:

  • il titolare dell’esercizio sappia bene come mutare i curiosi in clienti ed i clienti in avventori (frequentatori abituali);
  • i locali siano accoglienti e dimensionati al preventivato flusso di visitatori;
  • l’attività sia in grado di differenziarsi dalla vicina concorrenza.

Siamo così tornati a rimarcare la prioritaria importanza della professionalità rispetto alla mera applicazione tecnica: una campagna SEO è capace di generare risultati pienamente soddisfacenti solo se oggetto di una sapiente programmazione strategica, perfettamente aderente al business del committente.

Valore e requisiti della SEO.

La SEO è, indiscutibilmente, uno dei più potenti strumenti marketing. Anche perché i potenziali clienti originati dalla ricerca organica, cioè dai link gratuiti di Google & Co., sono già in target con i servizi ed i prodotti offerti sulle pagine Web di destinazione.

Se non bastasse, quei contatti si caratterizzano anche per la favorevole propensione all’acquisto: poiché per merito della SEO sono i visitatori a raggiungere consapevolmente l’azienda, e non il contrario, il delicato processo conclusivo di conversione economica risulta profondamente agevolato.

Ciò è vero, naturalmente, se la Search Engine Optimization sarà stata accuratamente e sapientemente pianificata. Se sarà stata cioè rivolta prima alla rigorosa selezione delle keyword coerenti con gli obiettivi, quindi al posizionamento delle stesse in vetta alle principali pagine dei motori di ricerca, ed infine alla migliore gestione dei conseguenti lead.

Di qui la necessità di una consulenza SEO – torna utile ribadirlo – non solo tecnicamente preparata, ma anche e soprattutto connotata da una solida visione prospettica delle reali esigenze del cliente e supportata da una profonda competenza in ogni settore del Web marketing.

Convenienza, ROI e persistenza.

Abbiamo visto come la SEO punti ad imbrigliare una “spontanea” domanda di mercato già rigorosamente filtrata dai motori di ricerca: ciò rappresenta un valore assoluto per le imprese, peraltro precisamente misurabile.

Tra i criteri da usare nel calcolo ROI della SEO – tema che merita un approfondimento dedicato – ce n’è uno talvolta gravemente trascurato persino dai più accreditati manuali tecnici: la persistenza. Gli investimenti operati nell’ottimizzazione sono costituzionalmente duraturi: il flusso di lead generati non si interrompe al chiudersi della campagna, come avviene invece ad esempio con l’advertising, ma proseguono per un periodo potenzialmente illimitato. In ogni caso proporzionale alla qualità degli interventi praticati dai consulenti.

Questa caratteristica, associata ai costi vivi relativamente contenuti, fa della SEO anche una delle soluzioni di marketing più vantaggiose. Probabilmente quella che gode del migliore rapporto tra costi e ricavi, e quasi sempre ben più conveniente rispetto alle onerose alternative outbound (spot televisivi e radiofonici, cartellonistica, inserzioni pubblicitarie, telemarketing, etc.).

Oltre la SEO: il Search Engine Optimizer.

Nel perseguire l’utile aziendale più dell’ottimizzazione può l’ottimizzatore, potremmo dire. Ovvero: il SEO, colui cioè che mette in pratica le regole della Search Engine Optimization, può offrire un contributo alla crescita di imprese ed esercizi commerciali che va ben oltre il seppur complesso posizionamento delle keyword.

Per un SEO conoscere le dinamiche di Google, Bing ed altri motori di ricerca, ed essere realmente capace di usarle a beneficio di un sito WEB, non è sufficiente. Le sue qualità dovrebbero spaziare dalle capacità analitiche a quelle linguistiche, anche per la migliore redazione estetica e di copywriting di contenuti, landing page e link bait.

Ma allo stesso tempo è oramai diventato indispensabile possedere anche notevoli abilità nel social media marketing, per poter approntare strumenti e strategie SMO “on”, “in” e “off-page”, destinate ad incrementare fidelizzazione e customer retention.

Prima ancora il SEO dovrebbe inoltre possedere quella caratura professionale (meglio se maturata attraverso seri corsi di formazione come quelli proposti da Google Engage) e quello spessore etico che, assieme alla conoscenza di ogni ramo del digital MKTG, gli consentano di valutare sostenibilità ed opportunità di qualunque campagna. Dovrebbe cioè essere capace di suggerire all’impresa cliente lo strumento più efficace per ciascuno scenario di business, anche a costo di perorare soluzioni che non siano di sua stretta competenza.

In definitiva: per originare contatti, acquisire nuovi e più numerosi clienti ed incrementare gli affari, probabilmente non c’è soluzione migliore della SEO. Se escludiamo, ovviamente, il Search Engine Optimizer.

SERP Google, cambia il layout: nuovo colpo al SEO?

La SERP Google cambia ancora aspetto: la colonna sinistra si svuota. Forse per fare ulteriore spazio ai link a pagamento. Cosa ne pensano i SEO?

SERP Google | A giugno del 2011 tanto alla prima pagina del suo motore di ricerca, quanto alla SERP, Google aveva applicato una nuova impostazione grafica. Che si caratterizzava per la presenza in alto di una barra nera contenente un menu generale, dal quale accedere alle altre applicazioni (come G+, Image Search, Calendar, Maps, Gmail ed altro).

Quella barra era condivisa da gran parte degli altri servizi di BigG: l’obiettivo era quindi uniformare il layout per garantire una comune logica d’interazione, un’esperienza d’uso coerente.

Anche sotto il profilo estetico – oltre che funzionale – la scelta non poteva dirsi certamente sbagliata: attraverso le immagini che seguono possiamo farci un’idea convincente di quanto in meglio sia cambiato il design di Google Search dal 1997 ad oggi.

Il layout della SERP Google Search nel 1997

L'interfaccia di Google nel 2012

La SERP Google cambia nuovamente interfaccia: si fa spazio al SEA?

Già da novembre di quest’anno negli USA, e da qualche giorno anche in Italia, il layout della SERP Google è cambiato nuovamente. Ed in modo sostanziale: la colonna sinistra, dov’erano collocati gli strumenti di ricerca avanzata, si svuota completamente. I tool naturalmente rimangono, ma vengono spostati in un inedito menu orizzontale.

Le opzioni Immagini, Video, Notizie, Maps e Shopping si trasferiscono in alto. Le impostazioni che permettono di circoscrivere i risultati vengono concentrate alla voce Strumenti di ricerca; il pulsante dà accesso ad un ulteriore menu a tendina che attiva gli operatori lingua, data, località ed altro.

Facciamo ricorso ad altre immagini per prendere piena consapevolezza dei cambiamenti nella SERP Google. E per evidenziare il grande spazio lasciato libero dal trasferimento dei contenuti dell’intera colonna di sinistra.

Il precedente design della SERP Google

L'interfaccia rinnovata della SERP Google

Addio all’uniformità della SERP Google.

La coerenza dell’interfaccia utente fra tutti i servizi non è più una priorità per gli ingegneri di Mountain View? Sembrerebbe sia così, se prendiamo atto del fatto che soltanto per la SERP Google ha deciso di svuotare la colonna sinistra, che continua invece a restare occupata da svariate voci nelle numerose altre applicazioni.

Delle due l’una: o il rinnovato layout interesserà presto anche Google+, News, Play, Reader, Drive e tutto il resto, oppure alla base della scelta c’è una ragione precisa: creare spazio per far posto a qualcos’altro. Cosa? Le inserzioni pubblicitarie, è lecito immaginare.

L’ipotesi è confortata dalla diffusa opinione dei SEO, secondo i quali la presenza dei link a pagamento si va facendo sempre più corposa, addirittura “invadente” per le keyword di maggior valore. C’è chi, tra gli optimizer più affermati in Italia e nel mondo, traduce il recente trend con un calo del Click Through e delle conversioni in misura del 10% nella quantità dei risultati organici.

C’è da dire che, attraverso le modifiche alla sua SERP, Google ha tutto il diritto di sperimentare soluzioni destinate ad incrementare i guadagni originati da AdWords: secondo l’ultimo resoconto di bilancio le casse della multinazionale si sono considerevolmente svuotate (certo, non al pari della colonna sinistra delle results page!).

Dunque nessuno dovrebbe sentirsi in diritto di imputare colpe a BigG. A meno che l’eventuale apparizione di ulteriori banner non finisca addirittura per squalificare l’attuale esperienza d’uso – universalmente apprezzata – e non diventi quindi motivo di scontento per gli utilizzatori del motore di ricerca. Ma siamo pronti a scommettere che, per la sua SERP, Google non se la senta di correre rischi.

Per approfondire: http://insidesearch.blogspot.it/2012/11/spiffing-up-your-search-results-page.html